HISTORY

Eravamo in una terrazza di corso Garibaldi a Millano. Andrea Bianconi era appena tornato dagli Stati Uniti. Due volte all’anno ci si trovava per raccontarsi le novità. Tante le novità di Andrea e uscivano come un turbine:

“E poi... che c’è ancora? cos’è che c’è? Ah si, questa, questa è bellissima”

Andrea crea sempre suspance prima di ogni racconto:

“Stavo aspettando la valigia all’aereoporto, sai chi mi ha chiamato? Mi ha chiamato il Comune di Arzignano e mi ha chiesto di fare una performance in piazza”.

Sono tanti i giovani che lasciano la provincia per studiare e per realizzarsi in città. I primi anni all’estero ti fanno quasi dimenticare il tuo paese, poi un giorno torni e vedi per la prima volta la tua città, e ne riconosci finalmente la fisionomia, fai pace con il tuo territorio e vorresti donargli un po’ della tua esperienza. Nelle città ci sono ambiti che la provincia non ha ancora sviluppato e quindi volenti o nolenti non c’è davvero spazio per un ritorno.
La richiesta pubblica di fare una performance ad Andrea Bianconi era una vera e propria dichiarazione d’interesse da parte del Comune di Arzignano di aprirsi all’arte contemporanea. Ma la performance è un attimo. Ci vogliono molti strumenti per saperla leggere. Andrea Bianconi aveva appena creato due libri di disegni (Romance e Fable edizioni CURA) che dovevano essere co- nosciuti, pensavo. Che cosa poteva lasciare una performance, un’impressione velocissima sulla quale brindare!

“ Che bello Andrea... Peccato però che non conosceranno il tuo percorso, i tuoi disegni ”
“ Si, è vero, ma non c’è uno spazio espositivo...”  
“ Uno forse c’è...”

Tanti anni fa, lavoravo allora al Museo Minguzzi, rientrai alla vecchia Tipografia Dal Molin con mio padre. Ci andavo spesso da piccolina a trovare la zia Olga, ricordo che camminavo tra le macchine, rumorosissime, c’erano macchie di colore dappertutto e un buon odore di carta e inchiostro. Tornarci dopo tanti anni e vederla abbandonata, mi fece un effetto strano. Immaginai immediatamente di allestirci una grande mostra di scultura, o di farmi casa, un grandioso open space! Ma che senso avrebbe avuto per me vivere ad Arzignano? Che cosa avrei potuto fare nel mio caro paese? Passarono altri dieci anni prima che mi si schiarissero le idee.
Così stava per nascere uno spazio per l’arte contemporanea, in piena provincia. Era necessario svuotarlo, pulirlo, portare acqua luce gas, ridipingerlo. Creare un nome, un logo, stabilire un programma, raccogliere fondi, dargli vita giuridica e diffondere la notizia. Una bella architettura, con più di cent’anni di storia, va solo ascoltata. La sala macchine sarebbe rimasta il motore dello spazio quindi dedicata interamente alle mostre site specific, la finestra di controllo dello studiolo del direttore sarebbe stata un’ottima finestra di regia per la nostra web radio (archivio audio dell’attività culturale), la casa del tipografo sarebbe stata la residenza per gli artisti.

                                                                                                                                            Elena Dal Molin